Quando il prezzo diventa l’unica leva, hai già perso
Ti è mai capitato di perdere un cliente che poi ti ha detto: “Sei bravo, ma l’altro costava meno”? Quella sensazione di impotenza quando capisci che, agli occhi del mercato, sei intercambiabile. Sostituibile. Uno dei tanti.
Ecco, il brand positioning esiste proprio per evitare questo. Non è una questione di logo più bello o di slogan accattivante. È la battaglia che si combatte nella mente del tuo cliente quando deve scegliere tra te e un concorrente. E se in quella battaglia l’unica arma che hai è il prezzo più basso, stai combattendo una guerra che non puoi vincere.
Il brand positioning è lo spazio unico che occupi nella percezione del mercato. È la risposta alla domanda: “Perché dovrei scegliere proprio te?” E no, “perché costa meno” non è una risposta che regge nel tempo.
Cos’è davvero il brand positioning (e cosa non è)
Partiamo dalle basi, ma con chiarezza.
Il brand positioning è il processo strategico attraverso cui definisci come vuoi essere percepito dal tuo pubblico rispetto ai competitor. Philip Kotler, il padre del marketing moderno, lo definisce così: “l’atto di progettare l’offerta e l’immagine dell’azienda in modo da occupare un posto distintivo nella mente del mercato target”.
Tradotto: non puoi controllare cosa pensano di te, ma puoi lavorare perché pensino quello che vuoi tu. È la differenza tra essere “un grafico che fa loghi” e “l’agenzia che trasforma PMI in brand memorabili”.
Non è il tuo logo. Non è il tuo payoff.
Il brand positioning non è un elemento grafico. Puoi avere il logo più figo del mondo, ma se nella testa del tuo cliente sei “quello che fa le cose velocemente ma tanto costano tutti uguale”, il problema non è visivo. È strategico.
Il positioning è la promessa implicita che il tuo brand fa. È ciò che il cliente si aspetta da te prima ancora di contattarti. È il motivo per cui quando pensi “auto sicura” ti viene in mente Volvo, e quando pensi “innovazione” ti viene in mente Apple.
La differenza tra positioning desiderato e positioning percepito
Ed ecco il punto critico: tu puoi decidere come vuoi essere percepito (positioning desiderato), ma ciò che conta davvero è come il mercato ti percepisce (positioning percepito). E spesso c’è un gap enorme tra i due.
Nella nostra esperienza con PMI e professionisti, vediamo continuamente aziende che si percepiscono come “innovative e premium” ma che il mercato vede come “carissime e poco flessibili”. O artigiani che si considerano “di qualità” ma che vengono visti solo come “più lenti e più costosi”.
Il lavoro sul brand positioning è proprio questo: ridurre quel gap. Far sì che ciò che vuoi comunicare corrisponda a ciò che il mercato percepisce. E per farlo, serve metodo.
Perché una PMI ha bisogno di posizionamento (più di una multinazionale)
“Ma il positioning non è roba da grandi brand?”
No. È esattamente il contrario.
Le grandi aziende hanno budget per comprare visibilità. Possono permettersi di fare rumore finché non vengono notate. Una PMI no. Una piccola impresa, un professionista, un artigiano, non può permettersi di sprecare risorse parlando a tutti. Deve essere chirurgico.
Il positioning ti permette di:
Differenziarti senza budget infiniti
Non serve il budget di Apple per essere memorabile. Serve chiarezza. Se il tuo positioning è forte, ogni euro speso in comunicazione lavora il doppio, perché parla alle persone giuste nel modo giusto.
Giustificare il tuo prezzo
Quando un cliente capisce perché costi di più (o di meno), il prezzo smette di essere l’unico criterio di scelta. Il positioning costruisce quella narrazione di valore che fa dire: “Ok, costa di più, ma so perché”.
Attrarre i clienti giusti (non tutti)
Un positioning chiaro filtra. Respinge chi non è il tuo cliente ideale e attrae chi lo è. E questo non è un male. È strategico. Meglio 10 clienti perfetti che 100 mediocri che ti logorano per margini risicati.
Come costruire il tuo brand positioning: metodo pratico
Basta teoria. Vediamo come si fa concretamente.

1. Analizza i tuoi competitor (con la mappa percettiva)
Prima di posizionarti, devi capire dove stanno gli altri. Non per copiarli, ma per trovare lo spazio libero.
La mappa percettiva è uno strumento semplice ma potente. Prendi due assi:
- Asse orizzontale: ad esempio “Prezzo alto — Prezzo basso”
- Asse verticale: ad esempio “Qualità artigianale — Produzione industriale”
Ora posiziona i tuoi competitor principali su questa mappa. Dove si addensano? Dove c’è spazio vuoto? Quello spazio vuoto potrebbe essere il tuo territorio.
Se tutti i competitor si posizionano su “prezzo basso / velocità massima”, tu potresti conquistare “prezzo medio / qualità e cura del dettaglio”. Non si tratta di essere migliori in tutto. Si tratta di essere unico in qualcosa.
2. Trova il tuo “perché” unico
Questa è la parte difficile. Devi rispondere a una domanda scomoda: cosa fai tu che nessun altro fa esattamente come te?
Non vale “la qualità”. Tutti dicono di fare qualità.
Non vale “l’esperienza”. Anche quella la dicono tutti.
Devi andare più a fondo.
Hai un metodo proprietario?
Lavori con un tipo di cliente molto specifico?
Risolvi un problema che gli altri ignorano?
Hai una visione diversa del tuo settore?
Nel nostro lavoro quotidiano con aziende e PMI, con il metodo Brand Experience Mastery, partiamo sempre da qui: non da cosa fai, ma da come lo fai e perché lo fai in quel modo. Perché è lì che si nasconde il tuo positioning.
3. Definisci il tuo target ideale (no, non è “tutti”)
Un positioning forte parla a qualcuno di specifico. Non a “imprenditori”. Ma a “titolari di PMI manifatturiere che vogliono internazionalizzare ma sono bloccati da un brand che non regge fuori dall’Italia”.
Più sei specifico, più sei rilevante. E più sei rilevante, più vieni scelto.
Fai questo esercizio: completa la frase
“Lavoro con [tipo di cliente] che hanno il problema di [problema specifico] e li aiuto a [risultato concreto] attraverso [il tuo metodo/approccio unico]”.
Se riesci a farlo in modo chiaro e senza giri di parole, hai già fatto il 60% del lavoro sul positioning.
4. Crea il tuo positioning statement
Il positioning statement è una frase interna, non un claim pubblicitario. È la bussola strategica che guida ogni tua decisione di comunicazione.
La formula è questa (grazie, Kotler):
“Per [target specifico], [nome brand] è [categoria] che [beneficio chiave] perché [reason why]”.
Esempio concreto:
“Per PMI manifatturiere del Nord-Est che vogliono competere sui mercati esteri, JackSpike Design è l’agenzia di branding che costruisce identità competitive a livello internazionale, attraverso un metodo che integra strategia, design e esperienza cliente in ogni touchpoint”.
Questo non lo leggeranno mai i tuoi clienti. Ma ogni pezzo di comunicazione che crei deve essere coerente con questa frase.
5. Traduci il positioning in esperienza concreta
Ed eccoci al punto più importante: il positioning non vive nella tua testa. Vive in ogni interazione con il cliente.
Se ti posizioni come “cura maniacale del dettaglio”, ma rispondi alle email dopo 3 giorni, il tuo positioning è falso.
Se ti posizioni come “innovazione”, ma il tuo sito è fermo al 2015, il tuo positioning è una bugia.
Il lavoro sulla brand identity aziendale parte sempre da qui: allineare ciò che dici con ciò che fai. Ogni touchpoint — dal modo in cui rispondi al telefono, a come impagini un preventivo — deve comunicare il tuo positioning.
Gli errori più comuni (che vediamo ogni giorno)
Nella nostra esperienza con PMI del territorio, questi sono gli errori che vediamo ripetersi costantemente:
Errore #1: Voler piacere a tutti
“Lavoriamo con tutti i settori, facciamo tutto”. Questo non è positioning. È confusione. Un brand che parla a tutti non parla a nessuno in modo rilevante.
Errore #2: Copiare il leader di mercato
Se il tuo competitor principale si posiziona come “innovazione”, non puoi posizionarti anche tu lì. Arriverai sempre secondo. Devi trovare il tuo spazio, non occupare il suo.
Errore #3: Cambiare positioning ogni 6 mesi
Il positioning non è una campagna. È una scelta strategica a lungo termine. Se cambi direzione ogni volta che vedi un trend nuovo, non costruirai mai una percezione solida.
Errore #4: Non allineare comunicazione e realtà
Dire di essere “premium” e poi avere un servizio clienti scadente è peggio che non dire nulla. Il gap tra promessa e realtà uccide la fiducia. E senza fiducia, nessun positioning regge.
Brand positioning e Brand Experience: due facce della stessa medaglia
Il positioning decide dove vuoi stare nella mente del cliente. La Brand Experience decide come ci arrivi.
Puoi avere il positioning più chiaro del mondo, ma se l’esperienza che offri è mediocre, quel positioning non sopravvive al primo contatto reale.
Per questo nel servizio di sviluppo della Brand Experience lavoriamo sempre su entrambi i livelli: strategia (cosa vuoi comunicare) e implementazione (come lo comunichi concretamente).
Ogni touchpoint conta:
- Il tuo sito web
- Le email automatiche
- Il packaging
- Il tono di voce al telefono
- Il modo in cui presenti un’offerta
Se il positioning è la promessa, l’esperienza è la prova. E il mercato crede alla prova, non alla promessa.
Da dove iniziare (davvero)
Se sei arrivato fin qui, probabilmente ti stai chiedendo: “Ok, da dove parto?”
Esercizio pratico: completa questa frase
“Quando un cliente pensa a [tua azienda], la prima cosa che gli viene in mente è __________”.
Se non riesci a rispondere con chiarezza, o se la risposta è “boh, dipende”, hai un problema di positioning.
Ora chiediti: quella risposta è quella che vuoi? Se sì, bene. Continua a rafforzarla. Se no, è il momento di lavorarci.
Il positioning non è per sempre, ma neanche per 6 mesi
Un positioning forte si evolve lentamente. Non cambia ogni anno, ma si affina. Cresce con te. Si adatta alle nuove sfide del mercato, ma mantiene la sua essenza.
Se oggi sei “il piccolo artigiano locale”, tra 5 anni potresti diventare “il punto di riferimento regionale per l’artigianato di qualità”. Ma il passaggio deve essere coerente, progressivo, credibile.
Osserva se nella tua azienda…
- I clienti ti scelgono per un motivo diverso dal prezzo
- Riesci a giustificare il tuo listino senza scuse
- I tuoi competitor non ti somigliano
- Quando presenti la tua azienda, le persone capiscono subito cosa fai di diverso
Se la risposta è “no” a più di uno di questi punti, il tuo positioning è debole. E lavorarci non è un optional. È strategia di sopravvivenza.
Domande frequenti sul Brand Positioning
Quanto costa fare brand positioning?
Il costo del positioning non è nel “farlo”, ma nel non averlo. Ogni cliente perso perché sembri “uguale agli altri” è un costo. Ogni trattativa persa sul prezzo è un costo. Il positioning è un investimento strategico, non una spesa pubblicitaria.
Quanto tempo ci vuole per costruire un positioning efficace?
Definire la strategia richiede alcune settimane di lavoro intenso. Farla percepire dal mercato? Mesi, se non anni. Il positioning non è una campagna. È una maratona.
Posso fare positioning da solo o serve un'agenzia?
Puoi fare un buon lavoro da solo se hai metodo e obiettività. Il rischio è che, stando dentro l’azienda, non vedi i tuoi punti ciechi. Un’agenzia (o un consulente esterno) porta uno sguardo oggettivo che spesso fa la differenza.
Il positioning funziona anche per aziende B2B?
Assolutamente sì. Anzi, nel B2B è ancora più cruciale. I cicli di vendita sono lunghi, le decisioni sono razionali, e un positioning chiaro ti posiziona (scusa il gioco di parole) come scelta logica prima ancora di parlare di prezzo.
Come capire se il mio positioning funziona?
Osserva come ti presentano i tuoi clienti quando ti consigliano. Se dicono “chiama Tizio, fa le cose bene”, il tuo positioning è debole. Se dicono “chiama Tizio, è l’unico che fa X nel modo Y”, hai un positioning forte.
Ogni quanto va rivisto il positioning?
Non esiste una regola fissa. Monitora costantemente se il mercato ti percepisce come vuoi. Se noti un disallineamento crescente, o se il tuo settore cambia radicalmente, potrebbe essere il momento di un aggiustamento. Ma attenzione: aggiustamento, non stravolgimento.